Campeggia all’ingresso della città, a vessillo della rabbia, lo striscione dei Red Blue Eagles: “Grandi rischi: molte storie ce lo hanno insegnato… è inutile fare un processo contro lo stato… Vergogna!” Lo striscione è apparso ieri pomeriggio, dopo la pronuncia della sentenza della Corte d’Appello sul processo alla Commissione Grandi Rischi. Tutti assolti, con formula piena, dalle accuse di omicidio e lesioni colpose i sei membri della Commissione (l’ex presidente della Commissione Franco Barberi, l’ex presidente dell’Ingv Enzo Boschi, il direttore del centro nazionale terremoti Giulio Selvaggi, il professore di fisica dell’Università di Genova Claudio Eva, il direttore di Eucentre Michele Calci e il direttore del servizio sismico del Dipartimento della Protezione Mauro Dolce). Secondo la Corte, la Commissione non si riunì ufficialmente prima del sisma del 6 aprile, quindi le rassicurazioni date ai cittadini non avevano valore di indirizzo. È stata data una pena di 2 anni al solo De Bernardinis, ex vice della Protezione civile. La sentenza di primo grado è stata ribaltata: i componenti della commissione erano stati condannati a 6 anni. Un verdetto che gli aquilani e i familiari delle vittime presenti in aula hanno accolto con urla, singhiozzi e grida di rabbia: “Vergogna. Mafiosi. Questo è uno stato che non fa giustizia ma che difende se stesso”. La tifoseria dell’Aquila calcio si stringe vicino ai suoi concittadini. In quello striscione c’è la rabbia, il dolore e la delusione di chi ha chiesto giustizia dell’essersi fidato dello stato. Lo stato ha tradito per la prima volta gli aquilani sottovalutando il rischio del terremoto e rassicurando la popolazione a rimanere nelle proprie abitazioni. Lo stato ha tradito ancora la città ribaltando la sentenza.
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