Gruppo X

La Guerrà è una follia, l’indifferenza una vergogna… Ricordiamo Hiroshima !!!

70° HiroshimaLa Guerrà è una follia, l’indifferenza una vergogna… Ricordiamo Hiroshima !!!

Giovedi 6 Agosto alle ore 8.45 dai campanili delle chiese di Salzano e Robegano risuoneranno 43 rintocchi di campana.

Di seguito un vecchio articolo ma molto attuale di Don Luigi Ciotti :

Sono molte le ragioni che permettono a cittadini appartenenti a identità diverse (dal punto di vista culturale, sociale, religioso e professionale) di esprimere un’uguale condanna alla possibilità di una “presunta” guerra preventiva contro l’Iraq. Ancora una volta le diversità convergono in un’unica opzione in grado di formare unità tra protesta e proposta. “Non c’e pace senza giustizia” non si stanca di ripetere Giovanni Paolo II e, con lui, le tante comunità civili cristiane che sono sparse in tutto il mondo e che sono convinte dell’inutilità della violenza per affrontare e risolvere conflitti. Le riflessioni che seguono provano a formulare – a voce alta – alcune considerazioni per dare ulteriore chiarezza e motivazione ad un “No” alla guerra che vuole proporsi anche come “Si” alla giustizia, alla Pace e alla speranza.
1. La prima vittima delle guerra è sempre la verità. Il primo vincitore è un certo profitto che calpesta dignità, speranza e pace.
2. II fermo e deciso “No” alla guerra non esprime il solo desiderio dell’Italia del restare estranea al conflitto. II primo “No” e alla guerra in quanto tale. Non vogliamo solo restare fuori dalla guerra (con una logica eccessivamente ripiegata sul nostro Paese). Non vogliamo la guerra in quanto tale. Ed anche per questo non vogliamo che il nostro Paese si spenda – con responsabilità politiche, militari e strategiche – per costruire un sistema di guerra che inevitabilmente realizzerà morte e disperazione.
3. Nessuno vuole fare o proporre sconti a dittatori e terroristi o alla violenza, da qualunque parte questa arrivi. Ciò di cui siamo convinti e che non sono indifferenti la natura e la modalità della risposta alla violenza. Anche di fronte alt’orrore e alla follia della violenza occorre il coraggio del ragionare, del capire, dell’intervenire con lungimiranza e dell’evitare la tentazione delle scorciatoie.
4. La guerra, che dopo l’ultimo conflitto mondiale è stata formalmente vietata dalla Carta delle Nazioni Unite e “ripudiata” da molte costituzioni nazionali (compresa quella italiana); ha – in questo periodo – ri-assunto un ruolo di protagonismo. Non solo: non mancano quanti tentano – con linguaggi e motivazioni spesso infondate, ma tese a dilatare confusione – di giustificare la necessità di un intervento militare con espressioni tipo “guerra giusta”, “umanitaria”, per “legittima difesa”, “preventiva”… . Nessuna acrobazia linguistica, può trasformare uno strumento al servizio della morte in un’operazione di Pace e di Vita. Solo nella politica esistono i reali strumenti perché la gestione di un conflitto non debba essere affidata alla violenza e alla logica del più forte, indipendente dalle regioni e dalle legislazioni presenti sul piano internazionale.
5. Il terrorismo non è figlio della povertà e dell’ingiustizia ma si alimenta della disperazione da esse prodotta. Intervenire politicamente su tali situazioni vuol dire che “non c’e pace senza giustizia”; significa che intervenire politicamente sulle condizioni di sfruttamento non contribuisce solo a realizzare maggior equità e giustizia, ma si rivela anche strumento efficace per vincere qualsiasi forma di terrorismo, Una Pace stabile esige un approccio politico realistico, dialogico e capace di aggredire le cause sociali di sfruttamento, miseria e disuguaglianze internazionali per fare della giustizia la premessa di ogni convivere disteso e sereno.
6. Risulta necessario spostare il baricentro del diritto internazionale degli Stati alle persone. Significa creare le condizioni perché non si realizzi tanto e solo una tutela dell’equilibrio tra i governi, ma una vera tutela del diritti fondamentali di ogni cittadino del mondo. Altresì, e necessario dare agli strumenti di verifica e di controllo (quali il Tribunale Penale Internazionale) le reali possibilità di sanzionare ogni abuso e prevaricazione del diritto, senza sconti per nessuno e senza timidezze verso quel potere economico che è in grado di condizionare gli organismi internazionali.
Riflessioni sparse per trasformare un “grido” in parola attenta, documentata e precisa; per fare del “No alla guerra” una proposta perché giustizia e politica si sostituiscano alle armi e agli eserciti. Non ha senso dividerci, su queste questioni. Associazioni, gruppi, cooperative, chiese, sindacati, libere aggregazioni, lavoratori, mondo dello sport, del tempo libero, scuole, operatori dell’informazione amministratori politici e donne e uomini di buona volontà dobbiamo fare tutto il possibile perché dall’intreccio delle nostre diverse iniziative possa nascere quel mondo possibile caratterizzato dalla Pace e dalla capacità di “fermare il male con il bene”.

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